La formulazione teorica dell’impiego in battaglia dell’aeroplano è attribuita al generale italiano Giulio Douhet, e per questo prende il nome di “Douhetismo”. La teoria di Douhet, affermatasi intorno al primo decennio del ‘900, vedeva nell’aeroplano il mezzo dominante nella guerra, in grado di oltrepassare la linea del fronte e di distruggere le capacità industriali e il potenziale bellico del nemico.

Il primo impiego dell’aeroplano avvenne in concomitanza con la guerra italo-turca del 1911-1912 e, ancora, per i successivi conflitti nei balcanici del 1912-’13. I primi aeroplani da battaglia si rivelarono alla prova dei fatti troppo leggeri e ancora inadatti al bombardamento strategico. Per questo nel 1913 l’ingegnere italiano Gianni Caproni mise a punto il grande bombardiere trimotore, di stazza maggiore e più efficace degli aerei tradizionali.

Allo scarso entusiasmo delle autorità italiane per il nuovo trimotore del Caproni si contrappose l’interesse delle autorità austriache e del governo francese, che nel 1914 né avvierà in Francia la produzione su licenza di fabbricazione. Nel corso della grande guerra il trimotore del Caproni permise alle potenze dell’Intesa di aggiudicarsi la superiorità tecnica del bombardamento aereo. Il bombardiere, anche se non poteva essere ancora considerata un arma risolutiva, si era rivelato un’arma decisamente vincente che, proprio per la sua efficacia e pericolosità.

L’evoluzione tecnologica degli apparecchi aerei, connesso all’accrescimento del loro potenziale bellico e a un’opportuna strategia d’attacco, mise in allerta gran parte delle grandi nazioni, che ora temevano che senza un’adeguata difesa delle zone industriali, delle comunicazioni e delle grandi infrastrutture militari e civili, l’arma aerea del futuro avrebbe potuto piegare una nazione nel giro di pochi mesi. I moderni bombardieri, colpendo nel cuore della produzione industriale, avrebbero avuto l’effetto di interrompere l’approvvigionamento dell’esercito, mettendo, di fatto, i soldati in condizione di non poter più combattere. Fra tutti gli scenari questo non era il peggiore. Era lecito credere che i bombardieri, nella logica della guerra totale, avrebbero colpito le grandi città industriali e, di conseguenza, la popolazione civile impiegata nella produzione degli armamenti. Uomini, donne e bambini potevano essere coinvolti, loro malgrado e senza alcuna possibilità di difendersi, nella guerra.

Il dibattito per la realizzazione di efficaci contromisure per mettersi al riparo dai bombardamenti aerei si delineò in quasi tutte le grandi nazioni già agli inizi degli anni Venti. In Giappone, Gran Bretagna, Francia, Russia, Italia e Germania si studiarono efficaci contromisure, a volte segrete a volte liberamente pubblicate su riviste specializzate. In Germania i più preoccupati furono gli ex combattenti. Con la fondazione della Verein ahemaliger Angehöriger der Flugabwehr e.V., gli aviatori saranno i primi a sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sui rischi della guerra aerea.

Con la salita al potere di Mussolini negli anni Venti e di Hitler negli anni Trenta del Novecento la pace europea cominciò a mostrare le sue prime crepe dalla fine del trattato di Versailles. L’alleanza ideologica e militare fra l’Italia e la Germania, in concomitanza con l’aggressività del regime nazionalsocialista in politica estera, fece presagire l’imminente scoppio di una nuova guerra europea, riportando in auge i timori mai sopiti per il possibile impiego di bombardieri sulle città.

 

Andrea De Luca

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